La Guida agli Extravergini 2026 di Slow Food fotografa l’olio di qualità, baluardo di biodiversità e orgoglio del Made in Italy
La Guida agli Extravergini 2026 di Slow Food fotografa l’olio di qualità, baluardo di biodiversità e orgoglio del Made in Italy: un settore che va aiutato e valorizzato
La nuova edizione con tante novità sarà presentata l’11 aprile a Torri del Benaco (Vr) in occasione della Festa dell’Olio
Un lavoro di squadra per far conoscere oli, storie e territori: 125 collaboratori in tutta l’Italia hanno recensito 766 aziende segnalando 1211 oli extravergini di qualità
La Guida agli Extravergini 2026, a cura di Slow Food Italia, è pronta: la si può acquistare sullo store di Slow Food Editore a partire dal 9 aprile
Tutto pronto per il debutto della Guida agli Extravergini 2026 di Slow Food Italia. Una fotografia dell’olio di qualità italiano reso possibile da 125 collaboratori, mossi da competenza e passione, che conoscono il mondo oleario, i produttori e il loro territorio. Per questo parlare di guida è quasi riduttivo: «Perché non ci limitiamo - come sottolinea la curatrice Francesca Baldereschi - a valutare la bontà di un prodotto, ma raccontiamo le storie di famiglie, giovani imprenditori e territori difficili che trovano nell’olivo una possibilità di futuro. In ogni bottiglia convivono memoria e innovazione, fatica e visione. Vogliamo valorizzare il lavoro, il rispetto per l’ambiente e per il sociale. Vogliamo dare con le nostre guide messaggi chiari e utili. L’olivicoltura italiana, tra problemi strutturali e straordinarie potenzialità, resta un laboratorio vivo di biodiversità e resilienza, dove la qualità non è un punto di arrivo, ma un percorso quotidiano. Per questo occorre un piano olivicolo serio, che non rincorra la quantità a tutti i costi, e investire nella cultura dell’olio che andrebbe promossa a partire dalle scuole. L’olio è un alimento sempre presente sulle nostre tavola: se lo si conosce e si impara a sceglierlo dà sapore e fa bene alla salute».
Ecco alcuni numeri che sintetizzano il lavoro fatto per questa edizione:
766 aziende recensite;
1211 oli recensiti su oltre 1500 degustati di cui 573 certificati biologici;
130 novità assolute, più 3 rispetto all’anno scorso;
244 riconoscimenti a testimonianza della qualità dell’evo italiano: 102 Grandi Oli e 142 Grandi Oli Slow ;
51 le chiocciole che premiano le aziende che interpretano al meglio i valori Slow Food;
228 gli oli del Presidio Slow Food degli olivi secolari, con un leggero incremento;
106 le aziende con ristorante e 170 quelle con possibilità di alloggiare (la guida vuole anche essere un invito a visitare queste realtà per far incontrare i produttori e scoprire il patrimonio olivicolo)
561 fanno sconti ai soci Slow Food che le vanno a visitare.
Un lavoro capillare che racconta territori, persone e scelte produttive, offrendo ai lettori uno strumento autorevole per orientarsi in un panorama ricco, ma spesso complesso. Numeri che sintetizzano un settore al fiore all’occhiello del nostro Made in Italy come evidenzia Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia: «L’olio extravergine di oliva è il filo rosso, anzi dorato, che connota la cucina italiana, riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità UNESCO il 10 dicembre 2025. Proprio come la cucina italiana, esso presenta una varietà unica al mondo, vanta un numero di cultivar nazionali senza eguali e genera un caleidoscopio di sapori, profumi, colori da vertigine: risultato di climi e microclimi, paesaggi e territori, tradizioni e pratiche che nei secoli hanno disegnato un patrimonio prezioso e fragile. Un patrimonio da riconoscere, raccontare e tutelare, adesso più che mai. Perché se la crisi climatica ha avuto negli ultimi anni un impatto severo sull’olivicoltura tutta, i coltivatori hanno dato prova di resilienza e capacità di rispondere al cambiamento con una ancora maggiore attenzione a ciò che accadeva in campo. Proprio ora, dunque, i produttori non vanno lasciati soli: l’olio extravergine di oliva, le sue proprietà organolettiche e nutraceutiche, ma anche gli areali, i muretti a secco, le terrazze, le comunità, i paesi, sono complessivamente parte integrante di una ricchezza in termini di biodiversità che percorre il territorio italiano, che attraversa la nostra identità, che potrebbe condurci verso un orizzonte buono pulito a giusto per tutte e tutti».
Il mosaico olivicolo presente in Italia è unico al mondo, custodisce un patrimonio di biodiversità straordinario: oltre 530 cultivar, spesso diffuse in piccole zone, frutto di secoli di adattamento, capaci di donare sensazioni olfattive e gustative sensazionali. Su questo bisogna puntare, invece di rincorrere a facili e sbrigativi soluzioni come gli impianti superintensivi (questi oli non vengono inseriti in guida) o una meccanizzazione spinta. La concorrenza e la crisi climatica mettono in evidenza che la qualità dell’olio non nasce dal caso, ma richiede competenza, prevenzione e investimenti.
«Nonostante si legga da più parti - sottolinea Marco Antonucci, esperto della Guida Extravergini - che la produzione di olio di oliva 2025/26 sia stata generosa e del 30% superiore rispetto allo scorso anno, l’olivicoltura italiana in realtà è in difficoltà: infatti la produzione nazionale negli ultimi 20 anni si è più che dimezzata. Le cause di tale disastro sono diverse e sciaguratamente si amplificano negli anni. Primo tra tutti è il cambiamento climatico: inverni sempre più caldi che non consentono un adeguato sviluppo delle proteine della fioritura; forti grandinate estive; clima sempre più umido, perfetto incubatore di cimice e mosca, insetti che quest’anno come una sorta di atto di sopravvivenza della specie sono arrivati a sviluppare fino a sei generazioni, mettendo in ginocchio anche il contadino più attento in campo. A ciò si aggiunge l’abbandono vero e proprio degli oliveti, soprattutto quelli più vecchi e diradati: invece di considerarli come volano di un’agricoltura sostenibile basata sulla salvaguardia di cultivar locali tradizionali, sul rispetto dell’ambiente anche da un punto di vista paesaggistico del nostro territorio che, ricordiamolo, è bello proprio perché disegnato dai contadini, spesso e volentieri vengono surrogati da impianti superintensivi che, se da un lato affascinano per la velocità di crescita e l’elevata quantità di piante per ettaro, dall’altro sono la negazione della biodiversità e della sostenibilità ambientale, necessitano di un maggior utilizzo di fitosanitari ed erbicidi e non svolgono alcuna azione antierosiva o di salvaguardia del terreno».
Quindi l’appuntamento con donne e uomini che difendono un patrimonio gastronomico e paesaggistico è per l’11 e il 12 a Torri del Benaco (Vr), affascinante paese sulla costa veronese del lago di Garda, in occasione della Festa dell’Olio.
Alla presentazione ufficiale della Guida agli Extravergini, sabato 11 alle ore 9.30 presso il Cinema Teatro, seguono banchi d’assaggio dalle 14 alle 18 (domenica dalle 10 alle 18) sul molo De Paoli.
Nei giorni dell’evento anche sei Laboratori del Gusto: cinque sull’olio guidati dai selezionatori della Guida e uno sui vini del lago di Garda (ingresso libero sino a esaurimento posti. Si consiglia la prenotazione).
Oltre all’apporto fondamentale dei 125 collaboratori dislocati in tutta l’Italia che conoscono il territorio e hanno passione e competenza per il mondo dell’olivicoltura, la Guida agli extravergini 2026 è realizzata anche grazie al sostegno di quattro realtà vicine al mondo dell’olio di qualità e sensibili al lavoro di Slow Food a difesa dell’olivicoltura buona pulita e giusta: Gruppo Saida (produzione, commercializzazione e distribuzione di contenitori di vetro per alimenti), BioEsperia (prodotti per l’agricoltura distillati da biomassa vegetale), RICREA (Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio) e Gruppo ASA (gruppo indipendente nel mercato degli imballaggi metallici General Line).












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