Neo Mamme e Mom to be in cantina
NEO MAMME E MOM TO BE IN CANTINA
In occasione della Festa della Mamma, quattro protagoniste del vino italiano si raccontano e ci accompagnano dietro le quinte della produzione vinicola, dove l’amore per la terra si fonde con quello per i figli, tra album di ricordi enologici e l'ambizione di tramandare un mestiere che è, prima di tutto, un atto d’amore.
Dalla Mom to be del Trentodoc, Alessandra Stelzer di Maso Martis, alla
mamma enologa Vera Lafranconi di Arnaldo Caprai, dal Barbera e biberon
di Federica Grasso di Ca' del Baio alla flying mamma del Lambrusco,
Cecilia Paltrinieri.
LA MOM TO BE DEL TRENTO DOC
C’è un filo invisibile che lega il tempo d’attesa di una nuova cuvée a
quello di una gravidanza: la cura, la pazienza e l’emozione del veder
nascere qualcosa di unico.
Lo sa bene Alessandra Stelzer, futura mamma di Aurora (a giugno 2026), titolare, insieme alla sorella Maddalena, di Maso Martis, prestigiosa maison spumantistica trentina fondata dai genitori Roberta Giuriali e Antonio Stelzer.
Classe 1993 – stesso anno in cui è stata riconosciuta la Doc Trento e in
cui la cantina Maso Martis ha rilasciato il suo primo Metodo Classico –
Alessandra si occupa di comunicazione e marketing e rappresenta la next
generation al femminile del vino in Trentino portando avanti il
progetto enologico e “d’amore” avviato dai genitori 36 anni fa sulle
colline di Martignano, sopra Trento, a circa 450 metri di altitudine.
Sono 12 gli ettari di vigneti coltivati in regime biologico dove la
cantina unisce tradizione, sostenibilità e cura artigianale, con
l’obiettivo di esprimere al meglio il carattere delle bollicine di
montagna.
«Mi piacerebbe fare un salto tra qualche anno nel futuro per vedere
mia figlia e come sono riuscita a coniugare la duplice identità di
mamma e produttrice di vino, spero di riuscirci al meglio e sono
consapevole che nel mio ruolo dovrò trovare una dimensione che mi
consenta di seguire come sempre l’azienda ma anche la famiglia cercando
magari di delegare, soprattutto nel primo periodo. Sono fortunata perché
posso contare su mia sorella Maddalena, che guida l’azienda insieme a
me, sui miei genitori e tutto il team: Maso Martis è una famiglia in
tutto e per tutto; quindi, ci stiamo preparando tutti all’arrivo di
questa “Madamoiselle” con emozione. Abbiamo anche ampliato l’organico
della cantina proprio per continuare il nostro percorso nell’enoturismo
su cui stiamo investendo molto, con l’arrivo di Aurora servirà una mano
per gestire degustazioni e visite – racconta la futura mamma, Alessandra Stelzer –. Ad
aiutarmi in questo percorso ho l’esempio straordinario di mia mamma
Roberta che è riuscita a essere madre e imprenditrice in un momento
cruciale dell'azienda che era appena nata, con pochi collaboratori e
tantissime cose da fare. La vigna e la cantina sono parti integranti
della mia vita, sono state lo scenario della mia infanzia e ci sono
cresciuta, spero anche mia figlia possa amarle come le amo io. Sono
felice di poter regalare ad Aurora la gioia e la libertà di vivere
immersa nella natura e nelle vigne, dove godere di spazi aperti, dove
ogni angolo è una scoperta e soprattutto di poterle fare vivere il mio
lavoro, come io ho fatto ai tempi con i miei genitori».
Per celebrare questa nuova vita che entra nella famiglia Maso Martis «mi
piacerebbe magari creare una riserva particolare, legata a questa
vendemmia, ma vedremo come andrà la stagione. Sarebbe bello creare un
vino che poi nei prossimi anni potremo aprire insieme. Durante la
gravidanza, che sta giungendo al termine, ho vissuto molte emozioni e
parallelismi con la creazione delle nostre bollicine: quando creiamo la
cuvée sappiamo un po' cosa aspettarci ma mai effettivamente quale sarà
il risultato finale. In questi nove mesi ovviamente ho fantasticato su
come sarà mia figlia, cosa avrà preso da me o da mio marito, ma
scopriremo tutto solo quando nascerà: questa sorpresa dell'attesa è
emozionante come quando stappiamo una nuova cuvée per la prima volta. La
deadline per la “sboccatura” è il 26 giugno e la prossima vendemmia
sarà molto speciale, la prima con Aurora che spero sarà una bimba
sparkling come le nostre bollicine di montagna».
NINNE NANNE AL SAGRANTINO
Classe 1987 e mamma di Alice (3 anni e mezzo), Vera Lafranconi
nasce a Lecco e si laurea in Viticoltura ed Enologia presso la Facoltà
di Agraria dell’Università di Milano. Innamoratasi del Sagrantino di
Montefalco durante un tirocinio, si trasferisce in Umbria e dal 2012 è
enologa resident e cellar master della cantina Arnaldo Caprai,
azienda simbolo dell’enologia regionale e nazionale fondata nel 1971 e
guidata da Marco Caprai dal 1988, che oggi condivide l’attività con la
famiglia Angelini.
«La cantina e la vigna per la mia bimba, Alice, sono ambienti
famigliari e l'ho portata molte volte con me: già da piccolissima
riconosceva i rumori della vendemmia, dell’imbottigliamento, delle pompe
anzi spesso i suoni della cantina sono stati la sua ninna nanna,
durante la gravidanza e anche dopo – racconta la Lafranconi –. Mi
ha sempre reso molto felice sapere che la cantina e la vigna, miei
luoghi del cuore, lo sono anche per mia figlia in qualche modo. Durante
la gravidanza ho sempre continuato la mia attività con serenità, grazie
anche al supporto e alle attenzioni di tutto il gruppo di colleghi e
dell’azienda Arnaldo Caprai che da 14 anni è la mia casa lavorativa e
non solo».
Prosegue l’enologa: «Mia figlia e il mio lavoro sono i due motori
delle mie giornate, per me è fondamentale conciliare le due identità di
enologa e mamma cercando di ottimizzare i tempi: le parole chiave sono
amore e organizzazione, in cantina come in famiglia. La gravidanza prima
e oggi la maternità sono momenti impegnativi ma meravigliosi proprio
perché ho trovato la chiave per non rinunciare a nulla. Ricordo con
grande affetto che proprio due giorni prima di partorire ero in cantina
con Michel Rolland a lavorare sugli assemblaggi. Bisogna scoprire il
punto di equilibrio, ad esempio, tra i tempi della vendemmia, che sono
laboriosi, e quelli della crescita della bambina alla quale dedicare
tempo di qualità coinvolgendola il più possibile nella mia professione».
Come dice la piccola Alice orgogliosissima: “Oggi sono stata in cantina perché la mia mamma fa il vino”, «è
appassionata del mio lavoro, ma dopotutto già dopo un mese dalla
nascita era con me in cantina e ho delle foto di lei che tiene fra le
mani un grappolino di Chardonnay e lo getta nella pressa. Le faccio
annusare la frutta, i fiori, cerco di farle capire le note aromatiche e
lei è molto emozionata ed entusiasta, chissà forse diventerà un’enologa.
Ogni anno il primo giorno di vendemmia la porto in cantina, è un
momento simbolico che racchiude un anno di lavoro, averla vicino mi fa
piacere. Per lei sto anche collezionando una bottiglia di ogni vino che
realizzo e poi scatto una sua foto con un grappolino d’uva di
quell’annata in mano: un album di ricordi enologici e di vita che vorrei
lasciarle in eredità. Ogni vendemmia vivo, in senso lato, una
sensazione simile alla maternità: quell’emozione unica di far crescere
qualcosa, prendersene cura e farlo nascere. Essere mamma ed essere
enologa hanno molti aspetti in comune. Alice mi chiamerebbe forse “la
mamma dei vini di Arnaldo Caprai”».
BARBERA E BIBERON
Mamma da soli sette mesi, Federica Grasso conta su marito e sorelle per destreggiarsi tra vita privata e lavoro nell’azienda di famiglia, Cà del Baio.
Situata a Treiso, nel cuore delle Langhe, la cantina vanta oltre cento
anni di storia e vede oggi impegnata la quarta generazione: Federica,
infatti, lavora fianco a fianco con le sorelle Paola e Valentina e i
genitori Giulio e Luciana.
Il cuore pulsante della tenuta sono i 30 ettari di proprietà, dove il
Nebbiolo regna sovrano dando vita ai pregiati Barbaresco Autinbej,
Asili, Pora e Vallegrande. Accanto ai grandi classici del territorio –
Dolcetto, Barbera, Moscato e Chardonnay – spicca il Riesling, una scelta
distintiva che riflette il desiderio della famiglia Grasso di
sperimentare oltre la tradizione. Fedele alla filosofia di The Green
Experience, l’azienda pratica una viticoltura sostenibile, attenta
all’ecosistema e alla biodiversità, con l’abolizione di concimi chimici e
diserbanti, l’uso di lieviti autoctoni, il sovescio tra i filari, la
diffusione di insetti pronubi ed essenze floreali, e la collocazione di
nidi per gli uccelli funzionali alla coltura.
«Il mio lavoro è sempre stato la mia passione. La mia vita è
decisamente cambiata con l’arrivo, sette mesi fa, di mio figlio Cesare
Ernesto. Il nome è dedicato a mio nonno, figura molto importante per me.
Di carattere sono una persona precisa a cui piace tenere tutto sotto
controllo e durante la gravidanza io e mio marito ci siamo ben
organizzati. Questa genitoriale è una nuova fase della mia vita che non
sto vivendo da sola: mio marito è mammo al 50% con me! È davvero
fondamentale avere un partner di vita che capisce e condivide al 100%
questo ruolo di genitore – racconta Federica Grasso –. Affrontare
il ruolo da neo mamma è una sfida quotidiana. Ma il fatto di avere le
mie due sorelle, con le quali conduciamo la cantina, già mamme mi ha
aiutato molto: ho preso ispirazione da loro e mi hanno insegnato a
trovare un giusto equilibrio tra la gestione aziendale e quella
familiare. Il poter svolgere il lavoro che amo, senza rinunciare alla
cura e crescita di mio figlio, è possibile grazie all' aiuto
fondamentale dei nonni e ribadisco di mio marito. Io e le mie sorelle
abbiamo avuto la fortuna di crescere con i nonni che insieme ai nostri
genitori ci hanno trasmesso la passione e la cura per questo lavoro in
modo molto silenzioso. Spero di poter trasmettere a mio figlio lo stesso
amore. A fine giornata la cosa che mi riempie di gioia è la visita in
cantina di Cesare Ernesto».
PALTRINIERI, FLYING MAMMA
Neo mamma da appena due mesi, Cecilia Paltrinieri vive
una nuova stagione della vita con la stessa energia con cui accoglie
ogni giorno visitatori e appassionati nella cantina di famiglia, Cantina Paltrinieri,
nel cuore della denominazione del Lambrusco di Sorbara. Responsabile
accoglienza e prossimamente anche del reparto estero, Cecilia
rappresenta una nuova generazione che guarda al futuro senza perdere il
legame con le proprie radici.
«Mia figlia Anna è nata a febbraio, quindi per me è ancora tutto
molto nuovo. Faccio quello che posso, non sono ancora a pieno regime, ma
sto cercando di far conciliare al meglio il lavoro e il mio nuovo ruolo
di mamma», racconta Cecilia Paltrinieri.
Quando rientrerà completamente in azienda, oltre alla supervisione
dell’accoglienza seguirà anche il reparto estero, oggi affidato a una
consulenza di lunga data: «L’idea è quella di portare sempre più
questa gestione all’interno della famiglia. Probabilmente già da questa
estate mi occuperò principalmente di questo, continuando a seguire anche
l’accoglienza».
Una nuova organizzazione che Cecilia guarda con entusiasmo: «È una
cosa di cui devo ancora capire bene tempi e ritmi, però il mio lavoro mi
piace e vorrei essere nelle condizioni di poterlo svolgere come prima,
se non anche meglio».
E aggiunge, con uno sguardo rivolto al futuro: «Ho quasi questo
presentimento, questo auspicio, che mia figlia possa davvero farmi
fiorire ancora di più anche sul lavoro. Giorno per giorno sto cercando
di capire come crescere in entrambe le cose».
La prospettiva di lavorare con l’estero, tra possibili viaggi e nuovi impegni, non la spaventa:
«Ho la fortuna di vivere in un contesto familiare allargato che mi
aiuta tanto. Posso contare sulla mia mamma, la nonna di Anna, e anche su
mia nonna, che a 85 anni è ancora molto attiva». Un sostegno prezioso, reso ancora più concreto dal fatto che casa e azienda condividono gli stessi spazi:
«Abitiamo proprio di fianco alla cantina, è un’unica proprietà. Per
andare al lavoro ci metto dieci secondi. Questo mi permette di vivere la
maternità con serenità senza rinunciare alle mie ambizioni lavorative».












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