Nonne in cucina

 

Nonne Chef Cercasi: l'Italia riparte dalla cucina delle nonne

Un viaggio tra sapori, memoria e identità: le anziane protagoniste

Avete tra i 75 e i 95 anni, sapete ancora come si fa la pasta a mano, conoscete il segreto del ragù della domenica e ricordate il nome esatto di ogni erba che cresceva nell'orto di casa? Allora "Nonne in Cucina" sta cercando proprio voi.

Nata da un'intuizione di Rosario Di Donna, con il fiuto di chi sa riconoscere un tesoro quando lo incontra, questa iniziativa sta trasformando le cucine d'Italia in archivi viventi di sapere, memoria e identità. Non si tratta di uno show televisivo, né di un cooking contest patinato. È qualcosa di più autentico e più necessario: un recupero urgente di ciò che rischiamo di perdere per sempre.

Un format semplice, un'idea rivoluzionaria
Il meccanismo è disarmante nella sua semplicità. Le nonne entrano in cucina — fianco a fianco con chef professionisti — e fanno quello che hanno sempre fatto: cucinano. Dettano tempi, correggono proporzioni, assaggiano con occhio critico. Sono loro le vere maestre. I piatti che escono da queste sessioni — come "U pan cuott", i "Tagliaredd e cicr" o la "Turtier d poll paisan" — approdano poi sul tavolo del ristorante, ogni venerdì, come una piccola cerimonia laica della memoria.

Il progetto ha già mosso i suoi primi passi tra i vicoli e i profumi della Basilicata, con le nonne di Rotondella e di Montalbano IonicoTeresa Ironico (86 anni), Caterina Pupia (79 anni) ed Elisa Rinaldi (80 anni) hanno dimostrato che l'esperienza non si misura in like, ma in decenni trascorsi a sfamare famiglie, a trasformare ingredienti poveri in piatti indimenticabili.

Cerchiamo le nonne d'Italia

Ora il progetto vuole allargare i propri orizzonti. L'organizzazione si occupa di tutto: il contatto, il trasporto per raggiungere il luogo dell'evento, il rientro a casa e, quando la distanza lo richiede, anche l'ospitalità per la notte. Nessuna nonna viene lasciata sola, nessun dettaglio logistico ricade sulle famiglie. Basta volerci essere.

Stiamo cercando nonne in ogni angolo della penisola — dalla Calabria al Piemonte, dalla Sardegna al Veneto — che custodiscano ancora ricette tramandate a voce, scritte su foglietti ingialliti o semplicemente impresse in una memoria che vale più di qualsiasi libro di cucina. Donne che sappiano ancora fare il pane in casa, che conoscano i tempi giusti della conserva, che ricordino come si condiva prima che arrivassero i dadi e i surgelati.

Perché è importante, adesso
"Le tradizioni non vanno perse", ripete con convinzione Rosario Di Donna, socio degli Chef del Mediterraneo, l'associazione che riunisce professionisti della cucina mediterranea e che ha abbracciato con entusiasmo questo progetto mettendo a disposizione competenze, cucine e passione. Per Di Donna e per i suoi colleghi, affiancare le nonne non è un atto di folklore: è un dovere culturale, il riconoscimento che la vera alta cucina nasce sempre da una cucina di casa.

E ha ragione. Viviamo in un'epoca in cui il cibo è diventato spettacolo, ma ha smesso spesso di essere nutrimento vero — non solo per il corpo, ma per l'identità. "Le nonne sono un ponte tra generazioni", dice Rosario, e quella frase vale più di mille slogan. Avvicinarsi a una nonna che cucina significa avvicinarsi a un codice genetico culturale che nessun algoritmo potrà mai replicare.

Una dieta bilanciata fatta di legumi, pane, carne e verdure: niente di più, niente di meno. Eppure tutto quello che serve.

Come partecipare

Se sei una nonna con una storia e un mattarello, o se conosci qualcuno che lo è, "Nonne in Cucina" vuole sentire la tua storia. L'organizzazione valuterà ogni candidatura con cura, organizzerà ogni aspetto del viaggio e si assicurerà che l'esperienza sia degna di chi porta con sé decenni di sapienza culinaria.

Perché certe ricette non si trovano su Google. Si trovano nelle mani di chi le ha imparate da un'altra nonna, che le aveva imparate da un'altra ancora. E quella catena — preziosa, fragile, irripetibile — non può spezzarsi qui.

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