Proteine vegetali al centro delle nuove politiche agroalimentari per un mercato da 639 milioni di euro

 

Dall’Europa al Made in Italy: ieri a Roma un evento per mettere le proteine vegetali al centro delle nuove politiche agroalimentari 

Il  settore, considerato strategico per gli obiettivi di sostenibilità e autonomia proteica nazionale, già oggi  in Italia vale 639 milioni di euro, ma potrebbe generare fino a 10 miliardi di euro di valore aggiunto e oltre 31.000 nuovi posti di lavoro entro il 2040

 

Innovazione, sostenibilità e competitività. Sono questi i temi al centro dell'evento promosso ieri da RIPA – Rete Italiana Proteine Alternative  presso Europa Experience – David Sassoli di Roma, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, del mondo delle imprese e della ricerca per discutere del ruolo strategico delle proteine vegetali nel futuro del sistema agroalimentare italiano ed europeo. RIPA è una realtà nata nel 2025 che unisce organizzazioni no profit e aziende innovative nel settore per promuovere lo sviluppo delle proteine alternative e la transizione verso sistemi alimentari più sostenibili.

L'iniziativa, dal titolo “Proteine vegetali: eccellenze tradizionali e leve strategiche per il Made in Italy nel quadro delle politiche europee per la sostenibilità, l'innovazione e la transizione dei sistemi agroalimentari”, ha posto l’attenzione su un settore in forte crescita e sempre più centrale nelle strategie europee per la transizione dei sistemi alimentari. 

Al centro del confronto, le tre proposte avanzate da RIPA: un’IVA equa per le bevande vegetali, con la riduzione dell’aliquota dal 22% al 4%, per rendere più accessibili prodotti che rappresentano già oltre il 50% del mercato plant-based italiano e sostenere le filiere nazionali di cereali e legumi; un Fondo nazionale per sostenere ricerca, innovazione e sviluppo industriale di un settore che in Italia ha raggiunto un valore di 639 milioni di euro, è cresciuto del 16% negli ultimi due anni e potrebbe generare fino a 10 miliardi di euro di valore aggiunto e oltre 31.000 nuovi posti di lavoro entro il 2040; e il sostegno alla filiera delle leguminose, per rafforzare la produzione nazionale, ridurre la dipendenza dalle importazioni, valorizzare il primato italiano nella produzione di soia e favorire la nascita di nuove filiere ad alto valore aggiunto per il sistema agroalimentare del Paese.

La tavola rotonda, moderata da Enrico Cinotti, vicedirettore de “Il Salvagente”, ha offerto l’occasione per un confronto tra politica, ricerca, impresa e divulgazione. A dare il via al dibattito l’intervento dell’europarlamentare Cristina Guarda di Europa Verde che ha posto l’accento sulla necessità di rendere le colture di legumi un pilastro strategico delle politiche agricole europee, che devono essere allineate con «sicurezza alimentare, indicazioni alimentari e obiettivi climatici, perché una quota sproporzionata del sostegno continua a confluire verso sistemi zootecnici ad alta intensità di emissioni». 

A seguire Johanne Søkilde Jelnes, rappresentante della Danish Vegetarian Society, ha illustrato due iniziative promosse dal governo danese per sostenere la produzione e il consumo degli alimenti a base vegetale, diventando il primo paese al mondo ad adottare un Piano d'Azione Nazionale per i Cibi Vegetali, con 170 milioni di euro  di investimento per trasformare il sistema alimentare del Paese. 

Eleonora Evi, deputata del Partito Democratico, ha rimarcato invece l’urgenza di trasformare i nostri sistemi alimentari grazie a «un impegno, un investimento e un cambio culturale soprattutto sulle proteine vegetali», affermando che «questa è una sfida che la politica deve cogliere, per sostenere una transizione che non guardi più al passato e quindi a modelli intensivi, industriali, che mettono al centro la produzione animale». 

Gisella Naturale, senatrice del Movimento 5 Stelle, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa della Rete Italiane Proteine Alternative, perché «aiuta a promuovere consapevolezza su un'alimentazione che abbia come obiettivo la sostenibilità ambientale, quella etica e la salute del consumatore». Secondo le evidenze scientifiche, ha poi spiegato Cesare De Virgilio Suglia, Medico PhD in sanità pubblica e socio fondatore di REFOOD, sostituire le proteine animali con quelle vegetali, adottando un’alimentazione vegetale, è la scelta migliore per la propria salute e longevità, con vantaggi evidenti per il sistema sanitario. 

Giovanni Menozzi, CEO di Dreamfarm e Manfredi Rondina, CEO di Fermaggio, hanno raccontato le difficoltà a livello burocratico, legale ed economico che in prima persona come produttori di proteine vegetali devono affrontare ogni giorno, sottolineando la necessità di maggiori tutele e supporto legislativo sia a livello nazionale che europeo per poter portare avanti la propria attività imprenditoriale. Infine, Fabiola Di Sotto conosciuta sui social come Fabiola veg mamy, ha concluso con il racconto del proprio lavoro come divulgatrice, autrice e food creator, grazie al quale negli anni è riuscita a mostrare a oltre 800 mila follower come sia possibile trasformare i legumi in ricette e piatti veloci e gustosi, ma soprattutto adatti a tutta la famiglia.

«Le proteine vegetali non rappresentano una contrapposizione alle produzioni tradizionali del Made in Italy, ma un'opportunità di diversificazione e di rafforzamento dell'intero comparto agroalimentare, con ricadute positive in termini di investimenti e occupazione qualificata», dichiarano Claudio Pomo, Alessandro Ricciuti e Chiara Caprio, promotori di RIPA – Rete Italiana Proteine Alternative. «La sfida, ora, è trasformare questo potenziale in politiche concrete e fare dell'Italia uno dei protagonisti europei nello sviluppo delle filiere plant-based», concludono.

 

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