Pochi ingredienti, più qualità
La prima regola è
semplice: leggere l’etichetta. Un buon salume artigianale presenta una
lista ingredienti breve, semplice e comprensibile – carne, sale, spezie
–, in ordine decrescente in base alla quantità. Gli additivi di sintesi,
come nitriti, nitrati, ascorbato di sodio e destrosio, molto diffusi
nelle produzioni industriali, non sono indispensabili: non esiste
infatti un obbligo di legge che ne impone l’uso nei salumi crudi
stagionati. Sale e spezie, oltre a caratterizzare il profilo aromatico,
svolgono una funzione conservante naturale, contribuendo alla stabilità e
alla sicurezza del prodotto.
Un discorso a
parte riguarda invece i salumi cotti, per i quali il processo produttivo
prevede l’uso di nitriti. La cottura, infatti, aumenta il contenuto di
umidità, rendendo il prodotto più esposto al rischio di sviluppo di
patogeni; senza conservanti, un salume cotto potrebbe essere consumato
solo immediatamente dopo la preparazione.
Ma cosa significa davvero “qualità nutrizionale” quando si parla di salumi? A questa domanda prova a rispondere la conferenza Naturale e artigianale è un’altra storia (anche per la salute),
in programma il 23 maggio alle 18. Un confronto per chiarire come
alimentazione dell’animale, metodi di allevamento e lavorazione incidono
sul prodotto finale, superando semplificazioni diffuse, come l’idea che
“i salumi facciano sempre male”. L’incontro analizza anche il tema
della percezione dei salumi nella dieta contemporanea, evidenziando
come, se prodotti naturalmente e consumati con moderazione, possano
avere un impatto diverso sulla salute rispetto ai prodotti industriali
ricchi di additivi. A guidare l’incontro, Jacopo Goracci, referente del gruppo di tecnici di Slow Food sulle filiere animali, che affronta il tema insieme a Enrico Amico, fondatore di Amico Bio e allevatore di suini di razza Casertana, Andrea Cancellieri dell’azienda Il Bruno, produttore di salumi naturali e Augusto Cancellieri, allevatore di bovine Marchigiane al pascolo.
Identità e tradizione
Il legame tra territori, tecniche, saperi e comunità è al centro della conferenza inaugurale Custodi del gusto,
il 23 maggio alle 11 al Teatro Comunale di Cagli. L’incontro apre i
lavori di Distinti Salumi dando voce a chi ogni giorno custodisce e
rinnova il patrimonio norcino italiano: allevatori, trasformatori ed
esperti impegnati a difendere razze locali, pratiche tradizionali e
metodi produttivi distanti dall’omologazione industriale, in un settore
che oggi soffre sempre più il ricambio generazionale, mettendo a rischio
la trasmissione di saperi e competenze alla base della norcineria
italiana.
Dopo l’introduzione
di Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia e Vincenzo
Maidani, presidente di Slow Food Marche, e dopo i saluti istituzionali,
intervengono Vincenzo Di Nuzzo, presidente ONAS, impegnata in un lavoro importante di valorizzazione dei salumi tradizionali; Sergio Capaldo,
fondatore de La Granda, che oltre 25 anni fa ha avviato il primo
Presidio su una razza bovina, la Piemontese, tracciando una strada con
scelte coraggiose in tema di allevamento e alimentazione animale, e che
oggi è impegnato nella produzione e valorizzazione del suino Nero
Piemontese; Stefano Ciabarri, norcino e produttore del Presidio del violino di capra della Valchiavenna, e Maria Giulia Fugge, allevatrice e norcina, Agri House Il Fossile, di Orvieto. Conclude Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.
Origine e lavorazione fanno la differenza
Un altro elemento
chiave da considerare è la provenienza della carne: scegliere salumi da
sistemi estensivi bradi o semibradi, che spesso seguono ogni fase della
produzione, garantisce maggiore controllo e qualità. Ma è soprattutto
l’abilità norcina a incidere sul risultato finale: lavorazione e
legature in buona parte ancora manuali, e stagionatura in locali non
termocondizionati, fanno la differenza.
La
tradizione norcina insegna che la qualità nasce dal rispetto dei tempi
naturali: si macella nei mesi freddi, si asciuga in primavera e si
conserva in estate nei luoghi più freschi. Oggi, con la refrigerazione
continua, questo legame con le stagioni si è in parte perso.
Questi aspetti si inseriscono in un quadro più ampio, segnato da sfide globali e normative complesse. La conferenza Allevamenti europei e misure specchio,
il 24 maggio alle 11.30, affronta le trasformazioni e le contraddizioni
del settore: da un lato standard europei sempre più stringenti –
giustamente – in materia di benessere animale, uso di antibiotici e
impatto ambientale; dall’altro l’approvvigionamento su mercati esteri
di prodotti (alimenti per animali o carni) che non rispettano i criteri
previsti dalle norme UE, alimentando una concorrenza sleale che
penalizza anche le filiere più virtuose.
Il confronto tocca
anche temi cruciali come la transizione proteica, il futuro
dell’allevamento tradizionale e il ruolo delle aree rurali e montane.
Approfondiscono il tema Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia, e Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia.
Artigianalità significa anche biodiversità
Dietro un grande
salume non c’è solo una tecnica, ma un intero ecosistema fatto di
allevamenti che rispettano gli animali, spesso custodi di razze
autoctone, e saperi locali. I Presìdi Slow Food
presenti a Distinti Salumi raccontano proprio questo: produzioni legate
a territori specifici, a pratiche di allevamento rispettose
dell’etologia animale e a lavorazioni artigianali tramandate nel tempo
che fanno a meno degli additivi e utilizzano tutti i tagli dell’animale,
anche quelli “poveri”. La variabilità sensoriale – nelle consistenze,
nei profumi, nelle sfumature di gusto – è espressione di biodiversità.
Scegliere
questi prodotti significa sostenere una filiera che tutela territori,
culture e competenze, preservando un patrimonio gastronomico che la
produzione intensiva appiattisce con la standardizzazione.
Il tema è al centro della conferenza Allevare bene per vivere meglio,
il 24 maggio alle 15, dedicata al ruolo delle razze locali, del pascolo
e del benessere animale come elementi fondamentali non solo per la
qualità del prodotto, ma anche per il futuro delle aree rurali e
montane, tutto ciò fortemente a rischio oggi anche per via della peste
suina africana.
Intervengono Riccardo Fortina,
presidente dell’Associazione RARE, Razze autoctone a rischio di
estinzione, che porta il punto di vista di chi lavora per salvaguardare
il patrimonio genetico delle razze suine italiane, Maurizio Gallo, direttore di ANAS (Associazione Nazionale Allevatori Suini) e Federico Varazi,
vicepresidente di Slow Food Italia, per ribadire una visione sulle
pratiche e le politiche necessarie per la zootecnia del futuro, a
partire dal position paper sull’allevamento di Slow Food.
0 commenti
Ti è piaciuto il nostro pranzo?