Slow Food Italia: No al Ddl Caccia, un attacco ad ambiente, biodiversità e sicurezza. La natura non è un luna park
Slow Food Italia: No al Ddl Caccia, un attacco ad ambiente, biodiversità e sicurezza. La natura non è un luna park
Barbara Nappini: “Gli squilibri sono causa dell’uomo, la coesistenza fra gli esseri umani e gli animali selvatici è possibile"
Oggi in Senato arriva la riforma della caccia (disegno di legge 1552) che intende modificare le norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio.
Slow Food Italia si associa alle proteste di molte altre associazioni e chiede al governo di fermare quello che reputa un grave attacco all’ambiente, alla biodiversità e alla sicurezza delle persone.
In
particolare, è molto preoccupante la possibilità che viene data ai
cacciatori di cacciare fauna migratoria durante il periodo di
migrazione pre-riproduttiva,
Negli ultimi decenni sono crollate le popolazioni di uccelli selvatici. Circa la metà di tutte le specie a livello globale è in diminuzione. L’Italia ha perso un terzo delle specie di avifauna presente nei territori agricoli, con punte del 50% in pianura Padana. Gli uccelli sono indispensabili anche per il contenimento degli insetti nocivi, perché se ne nutrono, e per questo andrebbero tutelati, sia dalla caccia, sia dall’uso sconsiderato della chimica nei campi.
In molte regioni italiane, specialmente nelle aree interne e più marginali, l’agricoltura è condizionata da una mancata gestione della fauna selvatica (cervidi e cinghiali) che danneggia i raccolti, ma non è questo DDL che può sostituire una pianificazione attenta del contenimento di questa tipologia di fauna selvatica.
«Da anni – afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia – sono sotto attacco le tutele degli animali, vittime di squilibri che abbiamo creato noi con lo spopolamento delle campagne, con la riduzione delle aree naturali, con una visione antropocentrica che ci vorrebbe al di sopra dell’ambiente, quando invece ne siamo parte. Occorre costruire una coesistenza tra attività antropiche e fauna selvatica, riconoscendo il diritto di esistenza ma soprattutto il ruolo riequilibratore degli animali selvatici, stabilendo regole chiare a tutela del bene comune e degli ecosistemi. Serve la volontà gentile di ricucire quello strappo tra esseri umani e natura che è causa di tanta sofferenza, più o meno consapevole. Non trasformiamo la natura in un grande luna park per poche persone, evidentemente molto potenti nei palazzi della politica. Questo disegno di legge si scontra con ciò che abbiamo il dovere di fare, cioè tutelare gli ecosistemi e la biodiversità che li abita: da questo dipende anche la nostra sopravvivenza».












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