The Good Burger: una piacevole scoperta


L’appuntamento di mercoledì 4 luglio presso The Good Burger, attivo non da molto nel cuore della capitale ossia in Via delle Quattro Fontane 174, ha assolto egregiamente alla doppia funzione per cui era stato organizzato. Da un lato presentare le novità del nuovo esercizio commerciale aperto nei pressi di Piazza Barberini dal Gruppo Restalia, che in Italia conta già più di 50 ristoranti con il brand 100 Montaditos, sempre più apprezzato anche a Roma. D’altro canto, come a puntellare il comunque ameno momento conviviale, si è voluta intelligentemente abbinare un’interessante, circostanziata presentazione, quella della ricerca focalizzata dall’Istituto Ixè sui diversi risvolti dell’amore degli italiani per la buona tavola e sui parametri che oggigiorno fanno tendenza.



Tavola imbandita. Bottigliette d’acqua e qualche boccale di birra per rinfrescare un po’ dall’arsura. Dopo che i diversi addetti ai lavori si sono, per così dire, acclimatati, ha avuto inizio l’incontro. La parola è passata subito a Margherita Sartorio Mengotti, ad dell’Istituto Ixè, che con l’ausilio di alcuni grafici ha fatto un quadro piuttosto esaustivo della situazione. Un intervento lungo e accurato, che possiamo provare a condensare così: “In fatto di cibo – ha spiegato - gli italiani sembrano badare più alla sostanza che alla forma: l’81% ritiene che sia fondamentale la qualità delle materie prime usate per comporre ciò che mangia, siano pietanze o panini, mentre l’arte dell’”impiattare” e l’estetica del locale sembrano interessare molto meno. Ma è la relazione positiva, amicale con il gestore il primo criterio con cui scegliere un locale dove mangiare, a dimostrare quanto per noi italiani la tavola si sposi con la socialità, le relazioni umane gradevoli, il relax, l’accoglienza.
Se però ci concentriamo su fenomeno al giorno d’oggi largamente diffuso, quello del pranzo fuori casa, si aggiungono altri due fattori: la rapidità del servizio e la leggerezza del pasto. Per questo bar, pub, paninoteche sono frequentate da un target anagraficamente ampio alla ricerca di un pasto veloce e il più possibile sano e digeribile”.

Un aspetto su cui Margherita Sartorio Mengotti si è soffermata molto è pertanto quello dell’accoglienza, della gestione della sala, del rapporto con la clientela, fattore che appare fin troppo trascurato nel nostro paese. La relatrice ha fatto anche esempi concreti, in base alle proprie ricerche e all’esperienza personale, indicando nella Sardegna e nel Lazio (in particolare Roma, con tutta la sua indiscutibile attrattiva turistica) due regioni dalle enormi potenzialità che però sotto questo aspetto lasciano troppo spesso a desiderare, non mettendo sufficiente cura nella preparazione del personale. Ed è un tasto cui noialtri siamo particolarmente sensibili: la recente esperienza del festival enogastronomico alle Officine Farneto, Solstizio d’Estate, ci ha offerto invece un esempio positivo, in controtendenza, ponendo così in evidenza quanto sia importante proporre una giusta intesa tra pubblico e operatori del settore, intesa ribadita tra l’altro dalla partecipazione all’evento dei ragazzi delle scuole alberghiere. In modo da realizzare anche per loro, quindi, un validissimo momento di formazione.
Ci sarebbero molti altri elementi importanti da analizzare, nella relazione di Margherita Sartorio Mengotti. Tante le tendenze prese in esame attraverso i grafici, dal ruolo dell’alimentazione vegetariana e vegana al persistere di un forte interesse per la cucina tradizionale, dai cambiamenti portati nel menu dagli stessi fast food (che ora, adeguandosi ai tempi, assieme al classico repertorio propongono più facilmente insalate e cibi ritenuti maggiormente salutari) fino a quel mix di curiosità e diffidenza, che caratterizza il rapporto degli italiani con le diverse cucine etniche.



Piano piano, però, ci si è avvicinati all’altro obiettivo di giornata: prendere confidenza con questa piccola enclave della ristorazione spagnola in Italia, più in particolare con ciò che di buono The Good Burger può offrire ai consumatori della capitale. Vi anticipiamo che la qualità dei prodotti di tale hamburgheria, paragonabile in parte (ma secondo un’ottica più “popolare”, a partire dai prezzi) alle scelte orientate verso l’eccellenza di Eataly (come a ribadire un comun denominatore mediterraneo), ci ha lasciato complessivamente soddisfatti.  Hamburger con carne 100% bovina, cotta sulla piastra al momento ed abbinata a uno speciale pane brevettato dalla casa stessa, unico in Europa come ci è stato successivamente spiegato. “La nostra nuova proposta – ha perentoriamente affermato Andrea Cutispoto, Country Manager Italia – punta a rispettare le esigenze di un cliente sempre più attento alla qualità dei prodotti e alla loro origine. Non vogliamo confonderci con i fast food, anche se il menù principale è composto da panini con hamburger serviti con ritmi adeguati alla vita di oggi”.



Abbiamo poi approfittato della (bella) presenza e della spiccata vena comunicativa di Ana Martínez, responsabile sviluppo marketing del Gruppo Restalia in visita dalla Spagna, per mettere a fuoco altre questioni relative tanto a The Good Burger che agli altri marchi correlati. C’è da dire infatti che Restalia, oltre al più volte menzionato TGB, gestisce catene come Cervecerìa La Surena (di cui, a questo punto, ci piacerebbe festeggiare l’approdo nel bel paese) e soprattutto 100 Monteditos, che abbiamo già avuto modo di apprezzare per quei paninetti assai sfiziosi, caratterizzati peraltro da una notevole varietà di ingredienti e combinazioni.
Il gruppo, insomma, a parte la Spagna dove ha ormai acquisito una certa popolarità, si sta facendo conoscere  in Italia (secondo paese per concentrazione di locali, se siamo stati bravi a prendere appunti e a tenere i conti), Portogallo, USA ed America Latina, con oltre 700 ristoranti aperti in soli 18 anni.
Sempre parlando con Ana Martínez, abbiamo avuto modo di apprezzare tanto la volontà di adeguare alcuni aspetti del menu alla cultura enogastronomica dei singoli territori (pure quello italiano subirà a breve un parziale “restyling”), sia la cura certosina della qualità del servizio. Un indice di tali attenzioni che ci ha subito conquistato è la scelta, pregevole ancorché ignorata da altre catene, di servire in vetro bevande come la birra. Pensare che da noi, non molto tempo fa, era una piccola realtà come il Beerland a fare così, vista anche la prerogativa di offrire al consumatore birre artigianali. Mentre ora persino nei loro locali tali birre vengono servite in un boccale di vetro solo su specifica richiesta! Lode quindi a The Good Burger, dove abbiamo potuto bere una Moretti rossa come Cristo comanda. A proposito, dall’instancabile ed affabile responsabile del marketing abbiamo avuto anche conferma del fatto che, stante un accordo con il gruppo Heineken, le birre vengono in genere selezionate per ciascun paese (con l’eccezione, pare, dell’America) in base alle migliori marche nazionali associate al popolarissimo brand.



Ma non si vive di sola birra, in questo caso stiamo tralasciando proprio il pane, paradossalmente. Ovvero quello così particolare utilizzato per gli hamburger della catena spagnola. L’incontro con la stampa del 4 luglio aveva anche l'obiettivo di presentare “Slim”: la nuova proposta di TGB che, in sole 290 Kcal, combina tra loro petto di pollo arrosto, lattuga, cipolla rossa in salamoia, salsa leggera affumicata e funghi saltati. Il tutto racchiuso in un delizioso “pane di cristallo”, tipico della tradizione spagnola e in particolare dell’area di Barcellona, cotto su pietra per ottenere una particolare alveolatura interna e maggior leggerezza. Un prodotto, quindi, concepito per essere sano e al contempo appetitoso. Come affermato anche, nella circostanza, da Belen Martin, CEO di Restalia: “Dal momento che la nostra azienda ha sempre posto l'accento sul cliente per sviluppare nuovi prodotti, consideriamo Slim un passo di TGB per soddisfare le esigenze dei consumatori che sempre di più richiedono cibo sano, gustoso e a basso contenuto calorico”.   
Vogliamo dire la nostra, a riguardo? Al momento dell’assaggio alcuni giornalisti e food blogger più anziani hanno espresso riserve riguardo alla consistenza del pane, forse proprio perché un po’ lontano dalle nostre abitudini. Non per rimarcare la differenza di età, ma a noi invece è parso squisito. Proprio per quella sottigliezza che da un lato permette al pane di aderire più naturalmente ai gustosi ingredienti inseriti al suo interno, valorizzandoli ulteriormente, sia per una questione di praticità: si evita insomma quella fastidiosa scollatura tra un pane troppo spesso e la carne, che in altri posti rende difficile consumare un hamburger senza “incasinare” l’intera operazione. Un altro punto a favore di THE GOOD BURGER, cui possiamo pertanto assegnare una promozione a pieni voti. Olé!

Stefano Coccia

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